Aperitivo con l’Opera

DOVE
CAFFETTERIA

QUANDO
07/07/2017

ore 18:30

INGRESSO LIBERO

con prenotazione all'indirizzo info@politeama.org o al numero 0733 968043

Il Prof. Andrea Petrozzi, cultore ed esperto di opera lirica, presenterà Gianni Schicchi, opera tratta dal Trittico di Giacomo Puccini.
Nel suggestivo spazio della Caffetteria del Politeama assisterete alla visione dell’opera, accompagnata dal racconto dei retroscena e degli aneddoti che fanno parte di quella che viene definita l’”opera buffa” di Puccini.
Un appuntamento per appassionati e per chi vuole scoprire il mondo dell’opera lirica.

Gianni Schicchi è un’opera in un atto unico di Giacomo Puccini su libretto di Giovacchino Forzano, basato su un episodio del XXX Canto dell’Inferno di Dante dove sono descritti i ‘falsari’ di persona.  La prima assoluta ha avuto luogo il 14 dicembre 1918 al Teatro Metropolitan di New York assieme a Il Tabarro e a Suor Angelica.

Chi è Gianni Schicchi?
Cavaliere fiorentino della famiglia dei Cavalcanti vissuto nel XIII secolo, famoso in tutta Firenze per il suo spirito acuto e perspicace, non si conoscono molte notizie storiche circa la sua figura, ma a partire dalla citazione dantesca i successivi commentatori hanno ritratto una sua biografia che in larga parte ricalca il passo dell’Inferno. Condannato da Dante come falsatore di persona, si finse Buoso Donati, un ricco mercante defunto, e dettò un testamento a favore del nipote di Buoso, Simone Donati e assegnò a sé stesso una bella giumenta del valore di duecento fiorini.

Evento organizzato in collaborazione con l’Istituto Musicale Vaccaj.

Ingresso gratuito con prenotazione all’indirizzo info@politeama.org o al numero 0733 968043.
È gradita la consumazione.

Sinossi

Gianni Schicchi famoso in tutta Firenze per il suo spirito acuto e perspicace, viene chiamato in gran fretta dai parenti di Buoso Donati, un ricco mercante appena spirato, perché escogiti un mezzo ingegnoso per salvarli da un’incresciosa situazione: il loro congiunto ha, infatti, lasciato in eredità i propri beni al vicino convento di frati, senza disporre nulla a favore dei suoi parenti. 

Inizialmente si rifiuta di aiutarli a causa dell’atteggiamento sprezzante che la famiglia Donati, appartenente all’aristocrazia fiorentina, mostra verso di lui, uomo della «gente nova». Ma le preghiere della figlia Lauretta (romanza «O mio babbino caro»), innamorata di Rinuccio, il giovane nipote di Buoso Donati, lo spingono a tornare sui suoi passi e a escogitare un piano, che si tramuterà successivamente in beffa. Dato che nessuno è ancora a conoscenza della dipartita, ordina che il cadavere di Buoso sia trasportato nella stanza attigua in modo da potersi lui stesso infilare sotto le coltri e, dal letto del defunto contraffacendone la voce, dettare al notaio le ultime volontà.

Schicchi quindi declina dinanzi al notaio le ultime volontà, ma quando dichiara di lasciare a Schicchi, ovvero a sé stesso, le cose più preziose, fra cui l’ambita casa di Firenze, i parenti esplodono in urla furibonde, scagliandosi poi contro di lui, che caccia tutti dalla casa, divenuta ora di sua esclusiva proprietà. Intanto, sul balcone, Lauretta e Rinuccio si abbracciano teneramente.
Contemplando la loro felicità, sorride compiaciuto della propria astuzia, che pure lo condannerà all’inferno.

 

 

 

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